Francavilla 1
| Novit |
|---|
|
|
| Ultime notizie |
|---|
| Modulo di Login |
|---|
| Info |
|---|
|
|
| Consigliati da noi |
|---|
|
|
| Voci da Sarajevo, c' ancora tanto da dire! |
|
|
|
| Scritto da christian | |||||
| gioved 15 maggio 2008 | |||||
|
Due
anni fa prendevamo parte al progetto Sarajevo, un progetto che ci ha portato al
di là del mare, in una terra scenario di uno dei conflitti più cruenti che
l’Europa ricordi.
Siamo stati
nelle scuole. Il sorriso dei bambini bosniaci è la cosa più bella in un
paesaggio che ancora porta i segni della guerra, la loro semplicità la loro
voglia di giocare senza preoccuparsi di un passato che, seppur li circonda, non
gli appartiene.
Abbiamo
raccolto le testimonianze di chi quella guerra l’ha vissuta sulla propria
pelle, abbiamo sentito quelle voci, così profonde, tremare sotto il peso dei
ricordi.
Ci
hanno chiesto di riportare nelle nostra terra ciò che avevamo sentito. Ebrei,
serbi, musulmani, cattolici, tutti hanno gridato il loro dolore e il loro appello di pace.
Oggi
quelle voci tornano a farsi sentire: Martedì 13 maggio la nostra presenza è
stata richiesta nella sala consiliare, c’è una visita del Sindaco di
Srebrenica, Abdurahan Malkic, e noi, ambasciatori del Comune di Francavilla in
Bosnia, certo non potevamo mancare.
Vi
farà piacere sapere che nella tristemente nota città dei Balcani stanno aprendo
una centro per il dialogo, un passo importante per ricostruire uno stato
multietnico e consolidare una pace fin troppo labile. Il nostro documentario “Voci da Sarajevo” ha destato grande interesse e c’è intenzione di portarlo nelle scuole e inserirlo all’interno di una giornata per la promozione del dialogo tra culture diverse in preparazione a Francavilla. Occhio al sito, presto potrebbero esserci notizie al riguardo.
Link utili:
Racconto di un viaggio:
10
Agosto 2006 partenza dal porto di Ancona, destinazione Spalato. I pullman sono
lì ad attenderci per condurci nei luoghi dove quattro anni fa regnava l’odio,
il dolore e il sangue sotto gli occhi indifferenti del mondo intero...
L’incubo
bosniaco prendeva forma nel dicembre del 1992 quando il parlamento, contro il
parere del Partito nazionalista serbo (SDS) indiceva un referendum per
deliberare sull’indipendenza della
Bosnia dalla Federazione Jugoslava...
Nei
quattro anni successivi la città subiva l’assedio delle milizie serbe che
avevano l’obbiettivo di distruggere quello stato multietnico, inter-religioso
ed interculturale dove, fino ad allora, avevano convissuto musulmani, croati e
serbi.
Nel
1996 gli accordi di Dayton ponevano formalmente fine al conflitto con una
divisione del territorio: 51% ai musulmani e croati, 49% ai serbi
Terminava
così la guerra più crudele e l’assedio più lungo che gli europei ricordavano
dal 1945, una strage di 250.000 persone, l’85% dei quali civili, vittime della
pulizia etnica perpetrata da entrambe le parti, un numero incalcolabile di
invalidi, 30.000 campi ancora minati.
“
La guerra - ci raccontano - ha
portato talmente tanta distruzione che, una volta finita, a passeggiare in giro
per la città sembrava di esser finiti nella scenografia di un film di
fantascienza”
Oggi entrando a Sarajevo
la prima cosa che ci colpisce è quanto la città abbia da raccontare, con i
palazzi che ancora portano le cicatrici di un conflitto assurdo, con le sue
rose*, che adornano i marciapiedi, e con le lapidi cresciute nei campi, nelle
aiuole e ovunque la città avesse posto per i suoi 11.000 figli assassinati.
Ma
Sarajevo è anche una capitale che risorge dalle sue ceneri: cantieri aperti,
grattacieli, un lento ritorno alla normalità.
Abbiamo
raccolto tutte le voci alla ricerca
di risposte ai nostri mille perché. Capiamo infine, che non esistono né vincitori
né vinti ma solo vittime che ti affidano la loro storia chiedendoti di
raccontarla affinché non si ripeta mai più.
Negli
occhi degli antichi nemici l’odio è sovrastato dall’amarezza per una sofferenza
insensata: “La guerra – ci dicono – è la cosa più umiliante che può
capitare ad una persona perché ti toglie tutti i diritti della vita”.
Sarajevo
era il centro del mondo, dove si incontravano l’occidente industrializzato e
l’oriente socialista, il nord europeo ed il sud musulmano; popoli diversi
vivevano pacificamente dando vita ad una cultura multi etnica.
L’odio
ha distrutto questa moderna Babele, ora si parla e si scrive diverso, nelle
scuole si studia una storia in versione serba ed una in versione croato –
musulmano.
In
una città dove guardare avanti costituisce un atto di coraggio, sono i bambini
il seme della speranza chiamati a ricomporre quel pane, elemento di vita, dove
i musulmani sono la farina, i serbi l’acqua, i croati il lievito e gli ebrei il
sale. Salutiamo la moschea, salutiamo la cattedrale e facciamo ritorno alle nostre case con occhi diversi, forti di quest’esperienza e con la voglia di gridare ancora più forte MIR! PACE!
* segni lasciati dalle granate che ricordano la sagoma di
una rosa.
Powered by !JoomlaComment 3.12 Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved. |
|||||
| Ultimo aggiornamento ( gioved 19 marzo 2009 ) | |||||




